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venerdì 22 settembre 2017

Fondazione Arena: polemica per la trasferta in Russia saltata - Rassegna Stampa - 22 settembre 2017 (Corriere di Verona)


Niente Aida in Russia, l’ira del vicesindaco
Il vicesindaco: «Cercherò di capire cos’è accaduto». E i sindacati non commentano

venerdì 22 Settembre 2017

Il vicesindaco di Verona, Lorenzo Fontana, si è dichiarato piuttosto seccato per la mancata tournée della Fondazione Arena a San Pietroburgo, dove il 9 novembre prossimo avrebbe dovuto rappresentare l’Aida di Zeffirelli. «Cercherò di capire cos’è successo - dice - ma queste cose ledono l’immagine».

Il rendering - Questo il progetto di Aida a San Pietroburgo
Il progetto di portare l’Aida in Russia, i costi eccessivi lamentati dagli organizzatori di San Pietroburgo e la trasferta che doveva segnare un momento di svolta per Fondazione Arena all’estero, saltata. Di questo, ma non solo, si è discusso, ieri, nell’incontro tra organizzazioni sindacali e il sovrintendente Giuliano Polo, con i sindacati che attendevano un chiarimento su come fossero andati veramente i fatti per quanto riguarda Aida.Per il comitato di San Pietroburgo a far saltare la trasferta del 9 novembre sarebbe stata la richiesta eccessiva, complessivamente 900 mila euro, che sarebbe giunta da Fondazione Arena. In novembre, in virtù del piano di risanamento, il teatro scaligero è chiuso e, quindi, si sarebbe chiesto agli organizzatori di prendere in carico l’onere degli stipendi che, infatti, rappresentano una parte importante di quei 900 mila euro. A questo si sarebbe aggiunta, sempre secondo i russi, anche la mancanza del dettaglio dei costi di fronte a una richiesta così alta.Quali siano state le reali cause del naufragio della tournée, tuttavia, non è dato sapere, almeno a breve termine. I sindacati infatti, dopo aver chiesto delucidazioni al sovrintendente, hanno preferito non commentare ulteriormente l’accaduto. Anche se hanno lasciato trapelare di essere rimasti soddisfatti delle spiegazioni giunte da Fondazione, giudicate «coerenti e plausibili». Quindi, non sarebbero i costi la causa della mancata tournèe: di questo sembrano convinte anche le organizzazioni sindacali.Certo è che un simile naufragio non ha lasciato indifferente il mondo politico e istituzionale veronese. Il vicesindaco Lorenzo Fontana si è dichiarato piuttosto seccato per quanto avvenuto: «Il mio primo obiettivo – ha chiarito Fontana – è quello di comprendere che cosa sia accaduto davvero e se sono stati compiuti degli errori nell’organizzazione dell’evento. Una cosa è certa, però: non deve più accadere una situazione simile. Questo lo dico per il bene di Fondazione Arena e di Verona: noi dobbiamo dare un’immagine di qualità quando andiamo all’estero e purtroppo in questo caso, qualcosa non ha funzionato. Sono molto dispiaciuto per questo. Mi attiverò, anche con il consolato russo, per capire in che modo si possano riallacciare i rapporti tra le parti».Anche Paolo Arena, presidente di Confcommercio Verona, auspica una futura collaborazione tra i teatri, ma allo stesso tempo chiede chiarimenti sulla vicenda. «Purtroppo – ha detto Arena – era un’opportunità che non si è riusciti a chiudere, ma non vuol dire che in futuro non si possa e non si debba fare. Due giorni fa, abbiamo avuto una riunione con il consolato russo e abbiamo parlato di superare i limiti delle sanzioni anche e soprattutto lavorando sulla cultura. Ho letto della vicenda della trasferta saltata, bisogna entrare nel merito e sarà il sovrintendente Polo a doverlo fare e spiegare nel dettaglio le ragioni e come sono andate le cose. Se c’è stato un misunderstanding tra teatri, allora si chiarisca per il prossimo anno o per la prima data utile già quest’anno».Nel frattempo, già la settimana prossima, sovrintendente e sindacati torneranno ad incontrarsi. Sul tavolo c’è un accordo da raggiungere sull’integrativo allo stipendio che la legge Bray impone di ridiscutere. L’intesa tra le parti non sembra lontana.

Samuele Nottegar

Fondazione Arena: la trasferta di Aida in Russia saltata - Rassegna Stampa - 21 settembre 2017 (Corriere di Verona)


«Troppi 900 mila euro» Così sfumò l’Aida in Russia
La richiesta della Fondazione. «Costi non giustificati»

21 Settembre 2017

Novecento mila euro. È quanto la Fondazione Arena ha chiesto a San Pietroburgo per la trasferta, saltata, dell’8 novembre nell’ambito del Forum della cultura, allo stadio dello Zenit. È stata la somma che ha fatto andare in fumo il pre-accordo sottoscritto a marzo dall’ex sindaco Flavio Tosi. Verona avrebbe dovuto portare l’Aida firmata, ormai quindici anni fa, da Franco Zeffirelli, per la trasferta andavano spostate coro e orchestra.
Novecento mila euro. È quanto la Fondazione Arena ha chiesto a San Pietroburgo. Ma non per le produzioni di Nabucco e Aida, solo per la trasferta, saltata, dell’8 novembre nell’ambito del Forum della cultura, allo stadio dello Zenit. Ed è questa somma che ha fatto andare in fumo il pre-accordo sottoscritto a marzo dall’ex sindaco Flavio Tosi. Allo stadio, struttura faraonica coperta e riscaldata realizzata per i Mondiali di calcio del 2018 e dove a breve si riunirà il Forum russo della cultura, Verona avrebbe dovuto portare l’Aida firmata, ormai quindici anni fa, da Franco Zeffirelli con costumi di Anna Anni e coreografie di Vladimir Vassiliev e per il trasloco russo andavano spostate 140 persone tra orchestra e coro oltre al personale tecnico e venti container.

«Il costo complessivo è stimato in 900 mila euro al netto di eventuali tasse e altre trattenute di legge da pagare in Russia», si legge nel preventivo, a firma del soprintendente Giuliano Polo, inviato il 17 marzo al presidente del Comitato per la cultura di San Pietroburgo, Kostantin Suchenko. La lettera elenca le spese a carico dell’organizzatore: ospitalità di rappresentanza (sindaco, sovrintendente, direttore artistico e eventuali accompagnatori), cachet del direttore d’orchestra, dei cantanti, del regista, del coreografo, i trasporti dell’allestimento, il completamento degli organici con 60 elementi d’orchestra, 100 coristi, 220 comparse, corpo di ballo con staff e altri tecnici. Ci sono inoltre i costi d’ospitalità, i visti d’ingresso per la Russia, i trasferimenti aerei e locali, il service audio-video e luci e una sede per montaggi e smontaggi e prove tecniche. Il preventivo fissa anche i tempi di pagamento, il 30 per cento alla firma del contratto, il 40 entro luglio 2017 e l’ultima tranche entro la data dello spettacolo.

Alla vista della missiva, a San Pietroburgo, sono trasaliti e non perché non ci fosse la possibilità economica di spendere quella somma (l’organizzazione è in capo al Comitato e al teatro Music hall e lo Stato avrebbe pagato l'evento) ma perché l’importo non era dettagliato per capitoli di spesa, come richiesto. Inoltre, quasi un milione per una sola rappresentazione pareva troppo. «In quanto teatro di Stato abbiamo bisogno di progetti dettagliati, non basta scrivere 79 componenti d’orchestra, va specificato ogni singolo ruolo – spiega il soprintendente russo -, per noi non era semplice giustificare un budget di quel tipo, eravamo d’accordo che le spese sarebbero state a nostro carico, ad esempio pensavamo a mille euro netti come compenso per il personale oltre ai costi vivi».
Per il solo allestimento, la Russia avrebbe dovuto versare 300 mila euro (un terzo dei 900 mila) ed è parsa una cifra esosa per un’opera, l’Aida di Zeffirelli, che ormai ha quindici anni di vita. «Quella cifra di solito si spende per un nuovo allestimento», fa sapere San Pietroburgo. Nei 900 mila euro, la spesa più consistente è quella del personale: con l’Arena chiusa in novembre, il Comitato di San Pietroburgo avrebbe dovuto farsi appunto carico di tutti gli stipendi.

Il 30 giugno la Russia ha risposto a Polo esprimendo «stupore» per le sue richieste. «Eravamo convinti di avervi spiegato chiaramente lo scopo e la grandezza di questo progetto, compresa la sua importanza politica (avrebbe dovuto lanciare l’anno della Russia in Italia, che prevede concerti e spettacoli in diverse regioni per tutto il 2018, ndr) – scrive Julia Strinzhak, direttrice della Music hall –, i numeri indicati sono sproporzionati al mercato e ai suoi costi attuali. Saremmo incapaci di ottenere l’approvazione di questo budget da parte del governo, alcuni funzionari dell’amministrazione di San Pietroburgo stavano programmando una visita a Verona per definire i dettagli dell’accordo: i piani sono stati fermati». Gli esiti della vicenda sono sotto gli occhi di tutti, l’Arena non sarà in Russia e gli organizzatori non hanno mai ricevuto le precisazioni richieste a Polo.

Bertasi

mercoledì 20 settembre 2017

Fondazione Arena: Dopo la coproduzione fantasma con il Mariinskij per il Nabucco, salta anche la trasferta a San Pietroburgo dell'Aida - Rassegna Stampa - 20 settembre 2017 (Corriere Verona)


Lite sui costi con i russi e l’Aida al maxi stadio sparisce dal calendario
Arena, finisce nel nulla l’accordo con San Pietroburgo

VERONA Doveva essere l’anno delle trasferte. Quella del Nabucco al teatro Mariinskij di San Pietroburgo e quella dell’Aida di Franco Zeffirelli al nuovo stadio dello Zenit, opera ultramilionaria realizzata per i Mondiali di calcio del 2018. Invece, il 2017, per l’Arena, sarà ricordato come l’anno del piano di risanamento d’adesione alla legge Bray ma non del suo rilancio in terra russa, al momento accantonato. Qualche dubbio sulla tenuta degli accordi internazionali, annunciati in pompa magna dall’ex sindaco Flavio Tosi (e successivamente dal sovrintendente Giuliano Polo) serpeggiava da tempo in città, specie tra i lavoratori della Fondazione. Al suo ritorno da San Pietroburgo a marzo, Tosi aveva parlato di «nuova opportunità di promozione internazionale per Verona».

Ad aprile, la prima doccia gelata, direttamente da San Pietroburgo. «Non c’è alcuna coproduzione del Nabucco con l’Arena in programma», spiegava in aprile il Mariinskij. Ora tocca all’Aida, l’8 novembre non ci sarà alcuna trasferta dell’opera firmata da Zeffirelli. Le indiscrezioni raccolte in questo senso sono confermate dallo stesso sovrintendente Polo. «Non ci sarà nulla - spiega - avrebbe dovuto esserci, è vero, noi abbiamo mandato ancora tempo fa una proposta (economica, ndr ) ma non abbiamo più sentito nulla». In città, tutti davano per certo che l’accordo stretto a marzo dall’ex sindaco fosse chiuso e che non ci fossero ulteriori trattative da portare avanti. Ma non era così e pochi ne erano al corrente.

Con la stagione lirica in corso, con le elezioni che hanno portato, al ballottaggio, alla vittoria di Federico Sboarina e con il lavoro da mettere in campo per il piano di risanamento dell’ente lirico, la scadenza di novembre è finita nel dimenticatoio. I dipendenti ci contavano, la trasferta avrebbe permesso di accorciare la pausa, non retribuita, dal lavoro da due mesi a uno ma senza informazioni utili ormai in pochi ci contavano ancora. «Noi abbiamo fatto il nostro sopralluogo allo stadio, a marzo abbiamo inviato un preventivo - aggiunge Polo - la nostra proposta teneva conto del fatto che a novembre è sospesa l’attività della Fondazione, compresa l’erogazione degli stipendi e fin da subito abbiamo detto che dovevano essere loro (i russi, ndr) a pagare il personale ma a luglio ci hanno detto, anche polemicamente, che quanto chiedevamo era troppo elevato. Ma noi eravamo stati chiari fin dall’inizio, soprattutto sulla questione del personale da retribuire». La vicenda si è chiusa così, due mesi fa, con una mancata intesa sui costi e non ci sarebbe stato un tentativo di compromesso da parte dei due attori interessati. Per il sovrintendente, però, non c’è di che stupirsi. «Ciclicamente si parla di trasferte in Russia a Verona - continua -. Già nel 2014 era emersa questa possibilità ma, nonostante i pre-accordi, non se ne fece niente e lo stesso accadde l’anno successivo, nel 2015. Ma per l’Arena non c’è solo la Russia, abbiamo altre trasferte in programma dopo quella del 23 luglio a Monaco dove abbiamo portato un concerto lirico sinfonico: saremo in Oman a settembre 2018 e marzo 2019». Verona è già stata tre volte al Royal opera house Muscat, nel 2011 per l’inaugurazione del teatro con la Turandot di Zeffirelli, riproposta nel 2015 e nel 2014 con I Capuleti e i Montecchi di Arnaud Bernard. Lo scorso 4 luglio questa coproduzione con il sultanato era stata già annunciata, a Verona, alla presenza del direttore artistico del Muscat Umberto Fanni ed erano state anticipate le date del 18 e del 20 gennaio. C’è, infine, il piano di risanamento per la legge Bray, dopo il via libera di Mibact e ministero dell’Economia, è attesa la «bollinatura» della Corte dei conti che dovrebbe dare il via libera ufficiale all’arrivo di 10 milioni di euro nelle casse dell’Arena. «Si tratta di un atto puramente formale», conclude Polo.

Gloria Bertasi

domenica 17 settembre 2017

Arena, tutte le sfide del dopo-crisi - di Cesare Galla


Arena, tutte le sfide del dopo-crisi

Assicurato il finanziamento della Legge Bray e riportati i conti in equilibrio, ora la partita è sulla nomina del Consiglio d'Indirizzo e del sovrintendente e sui progetti artistici. Il sindaco di Verona passi dagli elogi a Giuliano Polo alla sua riconferma. Purché sia affiancato da un direttore artistico autorevole e coraggioso. Girondini via anche da Arena Extra: sulla nuova sinergia della controllata con la Fondazione, per l'offerta musicale globale in anfiteatro, si gioca una bella fetta di futuro

Foto © Ennevifoto

Molto è stato fatto, tutto resta ancora da fare. Dopo la positiva conclusione della lunghissima pratica per portare la Fondazione Arena sotto l’ombrello della legge Bray (è durata oltre un anno, non senza qualche stressante tiraemolla con il commissario di governo), a Verona si canta vittoria. Legittimo, basta che sia chiaro che la fine delle difficoltà è solo un punto di partenza. Certo, l’arrivo di 10 milioni di euro pronta cassa e a condizioni super favorevoli, fondamentali per la ristrutturazione di un debito che viaggia pur sempre di poco sotto i 30 milioni, è una notizia importante. E anzi, può essere a buon diritto considerato il segnale di chiusura della crisi deflagrata quasi due anni fa dopo lunga incubazione.

Si sa come è andata: il pedaggio della salvezza è stato pagato dai dipendenti, che ancora quest’anno e il prossimo (almeno) si vedranno decurtato lo stipendio di due mensilità, con corrispondente fermo di tutte le attività della Fondazione in ottobre e novembre. Senza contare il doloroso e inutile sacrificio dello storico corpo di ballo dell’Arena, che ha avuto un impatto economico minimo. Ora, l’arrivo del finanziamento della Bray permetterà di riportare l’indebitamento a un livello che si può definire “fisiologico”, se si considera che la sua dimensione resta imponente a livello nazionale, superando abbondantemente i 400 milioni di euro. E l’equilibrio di bilancio consentirà di lavorare per la “ripartenza” senza ulteriori preoccupazioni che non siano quelle di investire per il rilancio artistico e di immagine dell’Arena.

La risalita, anche se tutto andrà bene, non sarà immediata. Le ultime stagioni, in particolare quelle dal 2013 (l’anno del centenario) al 2016, hanno segnato di fatto un riposizionamento verso il basso che appare organico e non solo congiunturale. La buona notizia giunta dall’estate appena trascorsa è che l’emorragia di pubblico è stata tamponata. Ma non si vede per il momento un’inversione di tendenza davvero significativa in termini numerici. La soglia dei 400 mila spettatori (lontanissima all’inizio del Duemila, quando ancora si viaggiava con abbondanza sopra il mezzo milione) è alle spalle. La nuova “quota media” è intorno ai 370 mila, con scarti di qualche migliaia di unità anche a seconda del numero complessivo di rappresentazioni. Pur con la ripresa dell’attività produttiva (nuovo il Nabucco firmato da Arnaud Bernard), quest’anno di fatto l’andamento del botteghino è rimasto quello dell’anno scorso. Difficile, allora, illudersi che l’anno prossimo, in situazione del tutto analoga (un’altra nuova produzione, questa volta di Carmen, sarà affidata al fantasioso Hugo de Ana), i numeri s’impennino improvvisamente.

A maggior ragione, peraltro, la sfida del rilancio è tutta da seguire. Il prossimo passaggio è ora quello della ricostituzione del Consiglio di Indirizzo, cui toccherà mettere a fuoco la delicata questione della nomina del sovrintendente, che formalmente spetta per legge al ministro dei Beni Culturali. Il sindaco Federico Sboarina, che del prossimo CdI sarà il presidente, ha espresso chiari e pubblici apprezzamenti nei confronti del sovrintendente in carica, Giuliano Polo. Vada fino in fondo e punti decisamente su di lui, senza farsi distrarre da chi continua a chiacchierare di scelte diverse, da compiere con non meglio definiti bandi o concorsi più o meno internazionali, che sono giuridicamente molto fumosi e sicuramente macchinosi, se non del tutto impraticabili. Oltre ad avere assestato i conti, Polo può vantare un chiaro successo nel ruolo di “normalizzatore” delle relazioni sindacali, dopo le spaccature determinate dal duo Tosi-Girondini e i sacrifici draconiani imposti dal commissario straordinario Fuortes. È un abile “tecnico”, uno specialista del settore con le idee chiare e la puntigliosità tranquilla necessaria a realizzarle. La sua scelta, all’insegna della continuità, eviterebbe un salto nel buio in una fase che rimane molto delicata.

Per dare concretezza al rilancio, però, la conferma del sovrintendente deve essere affiancata anche da una rinnovata direzione artistica, che metta fine all’emergenza per aprire il capitolo dei grandi progetti. In ticket con un direttore artistico creativo, autorevole e anche (perché no?) fantasioso e coraggioso, Giuliano Polo sarebbe nelle migliori condizioni per aprire una nuova stagione dell’Arena, senza limitarsi a gestire solo il “pronto soccorso” degli interventi finanziari urgenti. Da tecnico avveduto qual è, senza dubbio egli sa bene quanto opportuno sia avere al proprio fianco un “fabbricante di stagioni” che lavori rispettando la tradizione ma trovando risposte alla rinnovata domanda di spettacolarità nell’anfiteatro romano di Verona. C’è solo da sperare che – in caso di conferma – sia convinto della necessità di puntare forte e ottenga mano libera in una scelta cruciale come questa.

Intanto, altro successo da attribuire a Polo e alla sua paziente strategia, l’ex sovrintendente Francesco Girondini si è finalmente dimesso dal ruolo di amministratore di Arena Extra, la controversa società controllata da Fondazione Arena e al centro di numerose polemiche per l’opacità della sua attività (e dei suoi conti). Al suo posto il direttore amministrativo areniano Andrea Delaini. Strada spianata, quindi ora, al progetto già delineato nella scorsa primavera da Polo e fatto proprio da Sboarina, secondo il quale sarà la Fondazione a gestire integralmente quanto di musicale avviene nell’anfiteatro, e non solo la stagione lirica. Mettendo tutto insieme, il “pacchetto” è più che mai appetibile, spendibile a livello internazionale, di alto valore.

Una stretta sinergia Fondazione-Arena Extra, finora sempre proclamata e mai realizzata, può essere fondamentale nel progetto di rilancio. Per il quale resta fondamentale che il sostegno economico del Comune e del mondo economico veronese sia ben più significativo di quello che è stato finora, cioè sotto al minimo sindacale. Ma solo la qualità dei programmi può invertire questo trend e fare imboccare la strada giusta.

giovedì 14 settembre 2017

La Fondazione Arena entra nella "Bray" e va verso la fine del commissariamento Fuortes - Rassegna Stampa - 14 settembre 2017 (L'Arena - Corriere Verona)


giovedì 14 settembre 2017






Arena: ok alla Bray da Padoan, ora tocca alla Corte dei Conti Sboarina: «Pronti a ripartire, bisogna puntare sulla qualità»
Il sindaco: «Entro qualche settimana nominerò il nuovo Consiglio di Indirizzo
E Fondazione gestirà anche il rock». Polo: «Ecco cosa faremo con i 10 milioni»

VERONA Arrivano i milioni. Finalmente! Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha controfirmato lunedì sera il Piano di Risanamento della Fondazione Arena di Verona, già siglato da qualche settimana dal ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. Un Piano che Verona aveva inviato al governo da molti mesi ma che senza quelle due firme rimaneva solo un pezzo di carta. Adesso invece diventa una vera e propria… cassaforte (anche se manca ancora un ok, quello della Corte dei Conti) con 10 milioni di euro che costituiscono una boccata d’ossigeno decisamente importante.

Il sindaco Federico Sboarina e il sovrintendente areniano, Giuliano Polo, hanno dato ieri la «buona novella» con aria ovviamente più che soddisfatta. Come saranno spesi quei soldi? Il sovrintendente ha ricordato che «il debito che abbiamo trovato era di 28 milioni di euro. Due milioni sono stati già cancellati nel 2016. Ma il nostro maggior problema era la liquidità: adesso – ha spiegato Polo – potremo usare questi 10 milioni come leva finanziaria per rinegoziare i nostri problemi su diversi fronti: più in concreto, circa 9 milioni di euro saranno utilizzati per sanare il debito con i fornitori mentre un milione di euro andrà invece a coprire il Tfr dei lavoratori con cui è stato chiuso anticipatamente il rapporto di lavoro».
«Si conclude felicemente – ha detto da parte sua Sboarina - un percorso faticoso, iniziato ad aprile 2016 con la decisione del Consiglio d’Indirizzo di liquidare la Fondazione e il conseguente commissariamento». E Polo ha aggiunto che quella decisione era stata presa «in maniera probabilmente illegittima perché solo il ministro avrebbe avuto il potere di farlo».

Cosa succederà adesso? Il sindaco ha promesso che «entro qualche settimana (per sicurezza vi dico entro l’anno - ha aggiunto - ma in realtà pensiamo di arrivarci molto prima) vi sarà il passaggio dal commissariamento alla ricostituzione degli organismi fondamentale, Consiglio d’Indirizzo e sovrintendente, per tornare alla normalità e programmare il rilancio della Fondazione». Di questo tema, il primo cittadino ha già parlato telefonicamente anche con il Commissario straordinario Carlo Fuortes, che si trova attualmente a Buenos Aires ma col quale s’incontrerà già nel corso della prossima settimana. Sboarina ha tenuto a sottolineare «il ruolo fondamentale che i lavoratori della Fondazione Arena hanno avuto in tutta questa vicenda, mettendosi a disposizione dell’ente e accettando un accordo sindacale che li penalizza dal punto di vista economico, con la perdita di due mesi di lavoro oltre alla questione del balletto». Su questo versante, Giuliano Polo ha fatto il punto spiegando che «i dipendenti stabili della Fondazione al momento sono 270, più ovviamente i moltissimi stagionali, mentre per quanto riguarda il balletto si è arrivati ad una transazione con 14 dei 18 interessati».

Adesso si guarda avanti. E torna il tema dei contributi finanziari in grado di garantire la vita e lo sviluppo futuro della Fondazione. Il Comune ha stanziato 9 giorni fa 300 mila euro, mentre dalla Regione, ha ricordato Polo, «arrivano 600 mila euro (pari a quelli dati a La Fenice di Venezia) ma altri 200 mila sono sempre arrivati e li aspettiamo anche quest’anno in sede di assestamento di bilancio». E i privati? Su questo punto è stato Sboarina a spiegare la strategia: «È sbagliato – ha detto – andare da questo o quel mecenate a chiedergli di dare una mano per… tappare il classico buco sui conti. Se invece, come intendiamo fare, ci presenteremo avendo in mano progetti di sviluppo e di crescita concreti e documentati – ha sottolineato – sono certo che non mancherà l’interesse proprio da parte dei privati, che potranno partecipare e investire su una Fondazione che comunque resta e deve restare a conduzione pubblica».

In questo quadro, avrà un ruolo anche Arena Extra, che però, ha detto con molta forza il sindaco (annunciando le dimissioni di Francesco Girondini da amministratore unico) «deve portare concreti vantaggi alla Fondazione, sul piano d’immagine ma anche su quello finanziario, e non viceversa: come ho sempre detto sin dalla scorsa campagna elettorale – ha aggiunto – la Fondazione fa parte della squadra unica, e così dev’essere anche per il settore pop-rock, sempre ricordando che sarà la Fondazione a dover fare da regista per l’intero settore della musica estiva in città».

Chi sarà il futuro sovrintendente? Su questo Sboarina non vuole sbilanciarsi più di tanto, ma sembra molto significativo il suo ripetere, per l’ennesima volta, il giudizio di «lavoro davvero buono fatto da Giuliano Polo, come ho avuto modo di vedere direttamente – dice il sindaco – in ripetute visite ai lavoratori e in Fondazione».

Lo stesso sindaco sottolinea peraltro, anche qui riprendendo un tema a lui molto caro, che «il rilancio definitivo, anche dal punto di vista economico, passerà attraverso l’innalzamento della qualità degli spettacoli, sia di lirica che extra lirica, perché l’Arena è unica e merita spettacoli unici. E su questo – conclude – abbiamo lavorato duramente già nei primi mesi di vita di questa Amministrazione, perché abbiamo sempre detto che la Fondazione è senza alcun dubbio una delle massime priorità che ci siamo dati». Per i 10 milioni in arrivo, infine, soddisfazione anche da parte del Partito democratico. Alessia Rotta e Orietta Salemi parlano infatti di «promessa mantenuta» e affermano che «senza il nostro impegno la Fondazione sarebbe finita in liquidazione» .

Lillo Aldegheri

venerdì 8 settembre 2017

Nonostante gli entusiasmi in Fondazione per una stagione in Arena giudicata positiva, nessun importante salto in avanti rispetto ai dati del 2016. Dopo il risanamento indispensabile anche il rilancio artistico.

A distanza di pochi giorni dalla sua conclusione, avvenuta il 27 agosto scorso, sono stati resi pubblici i dati definitivi del 95° Festival d'Opera in Arena. Ottimismo nelle parole del sovrintendente pro-tempore Giuliano Polo, che, in una conferenza stampa, ha commentato i risultati economici e di affluenza di pubblico della stagione 2017.

Possiamo leggere le dichiarazioni del sovrintendente e conoscere i dati ufficiali del Festival da poco terminato, negli articoli della stampa cittadina ("L'Arena" e "Corriere della Sera" ed. Verona) del primo settembre. Sono gli stessi quotidiani che, solo pochi mesi fa, davano ampio spazio e voce ai detrattori della lirica, i quali , indicando la Fondazione Arena come un carrozzone costoso non più sostenibile economicamente, promuovevano la tesi della necessità di una gestione privatistica degli eventi in Arena, compresi quelli legati al Festival d'Opera.

L'ottimismo per le future sorti della Fondazione Arena manifestato dal sovrintendente commissariale Giuliano Polo commentando i risultati del 95° Festival, oltre ad essere più che comprensibile, rappresentano un buon passo in avanti rispetto alla precedente conduzione del Teatro prima del commissariamento. L'entusiasmo si sa, può essere contagioso e far del bene, perché generare entusiasmo, senso di positività, interesse e fiducia nel proprio pubblico, cioè in coloro che sono disposti a spendere dei soldi per acquistare un biglietto per gli spettacoli che si producano, è forse una delle regole più basilari del marketing per un Teatro. In questo a Polo va sicuramente dato merito.


L'Arena di Verona gremita di pubblico poco prima
di una rappresentazione d'opera.
E' ovvio che tanto entusiasmo debba pur sempre essere contestualizzato in quella fase commissariale della Fondazione Arena che a breve potrebbe terminare, questo  non appena verrà formalizzato il decreto che consentirà al Teatro di accedere ai fondi della Legge "Bray". Concluso il commissariamento il primo passo sarà quello della nomina di un nuovo Consiglio di Indirizzo che a sua volta dovrà dare indicazioni sul futuro sovrintendente di nomina ministeriale.

Il prof. Polo ovviamente non si sbilancia su una sua possibile riconferma, come da sue dichiarazioni, non sta a lui indicare il nome per la successione alla sua nomina, ci tiene però a sottolineare come sia ben disponibile, e presentarsi con una dote di buoni risultati ed entusiasmo può essere di certo una bella carta da giocarsi.

In verità, analizzando i dati economici e delle affluenze del 95° Festival d'Opera in Arena, se confrontati con i risultati di botteghino della precedente stagione, quella del 2016, pur confermando un leggero aumento della media di spettatori per rappresentazione, non ci sembra che anche l'edizione 2017 del Festival abbia rappresentato un significativo anno di svolta.

In sostanza sono stati riconfermati i risultati economici e di affluenza della precedente stagione, cioè quella del 94° Festival, senza grandi balzi in avanti.

Il lieve aumento degli incassi di vendita e del numero di spettatori per le 48 serate proposte nel 2017 (22.630.135 euro per 380.823 spettatori totali) sono riconducibili alla serata in più rispetto alle 47 rappresentate nel 2016 (21.960.243 euro per 370.501 spettatori totali). In definitiva la media di spettatori ed incassi a serata si differenziano di pochissimo.
Una media di 7934 spettatori per un incasso di 471.461 euro a serata della stagione 2017 contro la media di 7883 spettatori del 2016 per un incasso a serata di 467.239. 
In sostanza per il 2017 si è registrato un incremento di circa 4 mila euro di incasso e 50 spettatori in più per ogni serata.

Ricordiamo come la stagione del 2016 fosse andata in scena in pieno clima emergenziale a causa di una profonda crisi economica in cui si era ritrovato il Teatro. Teatro su cui pendeva la minaccia del fallimento e per il quale si era appena aperta una fase commissariale. Una stagione in Arena caratterizzata inoltre da possibili tensioni sindacali  e, ancora solo pochi mesi prima del debutto, minata da incertezze per sostenibilità economica e realizzazione. Quella del 2016 era stato anche un Festival d'Opera privo di qualsiasi novità dal punto di vista degli allestimenti dei titoli in cartellone, e il cui cast di artisti era stato presentato con notevole ritardo.

Tutte condizioni queste che di certo non potevano essere il terreno più fertile per favorire l'affluenza di pubblico in un Teatro che molto dovrebbe contare sulla prevendita. Ma nonostante la difficile situazione, al termine della stagione in Arena del 2016, si registrarono dei risultati meno negativi del previsto (vedi "L'Arena"  30.08.2016).
Probabilmente le stesse attenzioni createsi intorno alle vicende economiche della Fondazione, avevano determinato un discreto interesse nel pubblico.
Applausi finali di scena al termine di una rappresentazione
del 
nuovo allestimento del "Nabuco" in Arena durante la
stagione 

2017 appena conclusasi.
Dalla 95a stagione dell'Opera in Arena appena conclusasi ci saremmo sicuramente aspettati dei risultati nettamente migliori, vuoi per il ritorno dopo anni della proposta di un nuovo allestimento, quello del "Nabucco" ed.2017 per la regia di Arnaud Bernard, od anche per un clima di maggiore serenità intorno al debutto della stagione stessa, caratterizzata da una situazione economica, se pur tutt'altro che sanata, per lo meno tenuta sotto controllo da un commissariamento, dall'applicazione di un piano industriale di risanamento e per la fiducia nell'arrivo di quegli aiuti economici che, prima o poi,  dovrebbero provenire dalla "Bray".

Di certo, vista la particolare situazione di crisi generale che affligge la quasi totalità delle Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane, anche solo la riconferma dei risultati di botteghino della scorsa stagione accompagnati da un leggero trend in crescita, possono pur sempre essere interpretati positivamente da una gestione emergenziale del Teatro, il cui compito non è di certo quello del rilancio ma piuttosto quello del riassetto economico-finanziario. Rimangono comunque ben lontani i risultati che si ottenevano nelle stagioni nella fine degli anni '90, quando si superava il mezzo milione di spettatori per incassi che sfioravano i 50 miliardi delle vecchie lire.

La strada per un ritorno ai tempi d'oro è sicuramente lunga e piena di ostacoli, e di certo non può prescindere da un indispensabile rilancio artistico e dell'immagine del Teatro stesso. Tale percorso potrà essere indicato solo ed esclusivamente da una rinnovata dirigenza di ben altro spessore rispetto ai limiti di una gestione di tipo commissariale. In questo il Teatro dovrà necessariamente essere supportato da un impegno serio, importante e mantenuto costante nel tempo, anche da parte di tutti quegli enti e le istituzioni che rappresentano quelle categorie e quel territorio su cui principalmente ricadono i benefici prodotti dall'indotto economico generato dal movimento turistico legato alle attività della Fondazione Arena.

giovedì 7 settembre 2017

Fondazione Arena: 550 mila euro in meno dal FUS per il 2017. Il Teatro sopprime il Balletto ma perde il doppio di quel che risparmia con la sua chiusura.

Riparto della quota FUS 2017 - La Fondazione Arena perde altri 550 mila euro rispetto al 2016.
Dal 2015, nonostante sia rimasto pressoché invariato l'importo totale della sovvenzione statale destinata alle Fondazioni Liriche, a Verona ogni anno la quota diminuisce costantemente. Azzerati i risparmi di 300 mila euro del piano Fuortes previsti con il sacrificio del Corpo di Ballo.


Nel 2015 era poco meno di 11 milioni 390 mila euro la quota della ripartizione del FUS toccata alla Fondazione Lirica in riva all'Adige. Nel 2016 il contributo scende di 540 mila euro per una quota spettante circa 10 milioni 850 mila euro. La ripartizione della sovvenzione statale per il 2017 scende per l'Arena di altri 550 mila euro per un importo di poco inferiore a 10 milioni 300 mila euro (D.D. Direz.Gen.Spettacolo del 28.07.2017- riparto FUS 2017).

Pubblico all'Arena di Verona durante una rappresentazione
dell'edizione storica 

dell'Aida 1913.
Nel giro di soli due anni la Fondazione Arena perde più di un milione di euro dal riparto della quota del Fondo Unico per lo Spettacolo destinato alle Fondazioni Liriche Sinfoniche, un importo pari alla metà delle risorse economiche derivanti dai sacrifici messi in campo dai lavoratori nel piano di risanamento del loro Teatro.

Solo nel 2010 la Fondazione Arena risultava il quinto Teatro  nella classifica delle Fondazioni Liriche per il riparto delle sovvenzioni statali, dietro solo a Scala di Milano, Opera di Roma, Massimo di Palermo e Maggio Musicale Fiorentino.
Da allora si è vista scavalcare da altri Teatri quali Fenice di Venezia, Regio di Torino, San Carlo di Napoli ed Accademia Nazionale di Santa Cecilia, finendo così al nono posto su 14 Fondazioni Lirico Sinfoniche.

Insieme a questa retrocessione nella classifica delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, retrocessione che ha determinato una diminuzione dei finanziamenti statali anche qualora la contribuzione totale sia rimasta pressoché invariata, come negli ultimi tre anni, quel che potrebbe oltretutto preoccupare, è il fatto che la quota del FUS destinata alla Fondazione Arena dalla ripartizione per il 2017, sembra risultare inferiore rispetto alle aspettative preventivate nel Piano di Risanamento firmato da Fuortes.
Ciò potrebbe comportare la necessità di compensare tale perdita, pena la stessa sostenibilità del piano, ricorrendo ad aggiustamenti e risparmi su altre voci di spesa.
Essendo aperta alla Fondazione la trattativa sul vecchio Contratto Integrativo Aziendale che, per effetto delle disposizioni della Legge 112/2013 detta "Bray" a cui l'Arena ha chiesto adesione, decadrebbe per essere sostituito da una nuova versione, non vorremmo ora che tale ammanco potesse gravare ancora una volta proprio sui lavoratori.

La perdita di finanziamenti dal FUS non può però di certo stupire per una Fondazione che abbia deciso di chiudere i battenti del proprio Teatro al pubblico per due mesi l'anno ed abbia deciso di sopprimere l'attività di uno dei suoi settori produttivi. Ma se la chiusura dell'attività per due mesi all'anno può essere in parte stata compensata con la concentrazione dell'attività nei rimanenti mesi al fine di mantenere il numero di appuntamenti con il pubblico, altrettanto non si può dire per la decisione di chiudere il Balletto dell'Arena.

E' evidente come la decisione di sopprimere la programmazione di balletto, con conseguente licenziamento dell'intero Corpo di Ballo stabile, non possa che aver determinato una perdita di punteggio rispetto alla speciale classifica delle 14 Fondazioni Lirico Sinfoniche, classifica su cui vengono basate le percentuali di ripartizione delle sovvenzioni provenienti dal Fondo Unico per lo Spettacolo dal vivo.


Un immagine dall'ultimo titolo di balletto programmato

dalla Fondazione Arena nel maggio 2016 prima della

chiusura del suo Corpo di Ballo avvenuta nel gennaio 2017
(Serata Stravinsky - "Apollon" & "L'Oiseau de feu")


Ricordiamo difatti come tale classificazione sia redatta attraverso l'assegnazione di punteggi basati su parametri di valutazione diversi e lo stesso fondo sia ripartito in percentuali diverse rispetto a tali valutazioni. I diversi punteggi vengono assegnati ai Teatri sia sulla base di risultati economici, numero di spettacoli proposti e percentuale di riempimento delle sale, così come anche valutando qualità, tipo e varietà degli spettacoli offerti all'interno della propria programmazione artistica.

Di certo la chiusura di un intero settore artistico e la decisione di eliminare completamente l'offerta di un determinato prodotto, quello del Balletto, non può che aver penalizzato ulteriormente la Fondazione Arena. Quel che lascia perplessi è il fatto che la Fondazione Arena abbia eliminato il proprio Corpo di Ballo per un risparmio dichiarato a piano di 300 mila euro all'anno, per poi ritrovarsi solo nel 2017 con una decurtazione della quota FUS quasi doppia del risparmio ottenuto con tale operazione.

Ma allora, la nostra domanda è questa: non sarebbe stato più logico investire in questo settore dalle enormi potenzialità proprio dal punto di vista del contenimento dei costi di produzione e di gradimento del pubblico (vedi rispetto ai numeri del sinfonico) e farlo produrre, piuttosto che chiuderlo per perdere ulteriori sovvenzioni statali?

Una scena da "Le Sacre du Printemps" nella serata
Stravinsky, l'ultimo appuntamento al Teatro Romano
di Verona per la compagnia di balletto dell'Arena (agosto
2015). 1300 spettatori in una inspiegabile unica replica.
Nella stagione 2016, prima della chiusura, la compagnia è
stata eliminata completamente dal cartellone del T. Romano.
 

Considerando poi come quella del licenziamento dei ballerini stabili non sia stata un'operazione a costo zero, dati gli importi economici messi in gioco dal Teatro per l'incentivazione di chi abbia accettato di non opporsi al provvedimento di licenziamento collettivo e per le vertenze comunque aperte da chi non abbia accettato soluzioni transattive, la chiusura del Corpo di Ballo appare come un vero e proprio controsenso.

Tagliare a volte non è la soluzione migliore, è solo quella più semplice da perseguire poiché non implica grosso impegno e competenze. Ben altro sforzo sarebbe stato quello di investire sulla produttività del balletto, ed invece di lasciarlo morire, renderlo concorrente agli utili del Teatro.


sos.fondazione.arena

Dal Comune stanziato un contributo di 300 mila euro per l'Arena di Verona - da VeronaIn

Fondazione Arena: stanziato il contributo comunale


Altre risorse necessarie entro la fine dell’anno

6 settembre 2017

Con determina dirigenziale pubblicata ieri, il Comune di Verona ha stanziato il contributo annuale in favore della Fondazione Arena. Sono i “soliti” 300 mila euro che il Commissario-Sovrintendente ci ha già spiegato essere inadeguati rispetto al lustro e alla ricchezza che la Fondazione porta alla città e ai veronesi, oltre che insufficienti a sostenere gli impegni a breve e medio termini richiesti dall’azione di rilancio già avviata.

La buona notizia è che per la prima volta dopo tanto tempo, questi soldi arrivano puntuali, nel senso che vengono stanziati nell’anno solare a cui si riferiscono.

Entro la fine del 2017 occorrerà tuttavia reperire nuove risorse da destinare alla lirica veronese, e non solo da parte del Comune: anche la Camera di Commercio, agli altri enti del territorio e gli imprenditori più lungimiranti, sono chiamati a dare alla Fondazione Arena una base di contribuzione certa su cui poter fondare il rilancio che i risultati soddisfacenti dell’ultima stagione ci hanno dimostrato essere possibile.

Un altro passaggio cruciale per il futuro della lirica veronese sarà la nomina del Sovrintendente e la composizione del consiglio di indirizzo. Sulla prima, per assicurare curriculum, esperienza, competenza e professionalità, non vedo altra strada all’infuori del bando di gara.

Michele Bertucco
consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune


mercoledì 6 settembre 2017

Opera in Arena, i dati di un marketing assente - da Opera Arena Magazine


L’Opera in Arena, i dati di un marketing territoriale assente

LA CRISI DI FONDAZIONE ARENA NON DIPENDE SOLO DA MALTEMPO, MINOR VENDITA DI BIGLIETTI O RIDUZIONE DEL FUS. UNA RICERCA DEGLI STUDENTI DEL CORSO DI MARKETING TERRITORIALE DELL’UNIVERSITÀ DI VERONA

4 settembre 2017

Alla luce del bilancio positivo della appena conclusasi stagione lirica all’Arena di Verona, presentato in conferenza stampa con evidente sospiro di sollievo, e ringraziando lo spirito ottimista trascinante in primis del Sovrintendente Giuliano Polo e di tutti quanti hanno concorso in condizioni non facili alla ripresa del Festival, appare questo il momento opportuno per iniziare una serie di analisi e di riflessioni sui dati che fin qui hanno condotto l’Opera in Arena.

Osservando il panorama nazionale delle fondazioni lirico sinfoniche degli ultimi anni si nota come queste, specialmente dalla crisi del 2008, stiano facendo parlare di sé più per le proprie problematiche finanziarie che per gli spettacoli.

Attualmente Fondazione Arena sta vivendo una situazione critica, causata per una buona parte dalla riduzione del Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS) e del sostegno garantito dagli Enti locali, e per un’altra buona parte dal continuo cambio ai suoi vertici, che non ha facilitato una progettazione sul lungo termine.

Nel Piano Industriale 2015-2017 di Fondazione Arena elaborato da KPMG – società di revisione incaricata di individuare le cause della difficile situazione economico e finanziaria – viene attribuita la crisi alle avverse condizioni meteo, al calo dei ricavi da biglietteria e dei contributi erogati dallo Stato (FUS), agli elevati costi fissi, ai mancati incassi di fondi stanziati da altri enti, all’insolvenza dei creditori. Le linee guida strategiche sono tutte incentrate sul contenimento della spesa e il recupero dei crediti e poco spazio rimane per le nuove idee.

Tuttavia, da un’analisi dei dati statistici per anno, che mettono a confronto il panorama lirico nazionale con quello di Fondazione Arena per un periodo che va dal 2011 al 2014, e che sono stati pubblicati sul sito del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo (MiBACT), emerge che, sia le variazioni annuali che quelle a base fissa (2011) riguardanti il panorama nazionale sono di piccola entità, mentre quelle riguardanti Fondazione Arena sono molto più significative.

Ciò lascia pensare che il calo degli spettatori colpisca in particolare la Fondazione veronese e non tutto il settore italiano. Analizzando i dati del settore italiano escludendo completamente quello di Fondazione Arena, il trend risulta essere ancora più stabile. Così quello che era un dubbio diviene certezza. Questa breve quanto banale analisi dimostra come il calo della affluenze in Arena non può essere attribuito solamente alle condizioni metereologiche non favorevoli o allo scenario nazionale in generale in termini di contributi stanziati o da stanziare. Va oltre. Entra nella qualità della governance, della valorizzazione e della promozione dell’Ente, riguarda contenuti e persone. Riguarda la città. Riguarda il Marketing territoriale.

E’ necessario quindi analizzare più in profondità il problema che i dati evidenziano superficialmente, perché molteplici sono i fattori concorrenti, complesse le variabili. Serve un Piano (lo dicono tutti da tempo!) che studi e poi proponga soluzioni a breve, medio e lungo raggio, cercando di dare una risposta alle difficoltà che la Fondazione trova nell’attrarre spettatori, nel valorizzarsi, per il rilancio e la riaffermazione dell’Opera in Arena.

Il Laboratorio di Marketing territoriale del Dipartimento diEconomia Aziendale dell’Università di Verona, diretto dal professor Claudio Baccarani, ha individuato altre tre cause da aggiungere a quelle già elencate da KPMG: da una parte la scarsa valorizzazione del prodotto areniano nella sua “unicità mondiale”, dall’altra la riduzione del fascino dell’atmosfera areniana per i livelli di qualità non adeguati dei servizi assicurati, da un’altra ancora l’incapacità di esprimere processi innovativi in grado di intercettare un pubblico giovane e un pubblico tradizionale.

A dimostrazione di quanto detto, gli studenti del corso di Marketing territoriale dell’Università di Verona hanno condotto un’indagine statistica su una popolazione eterogenea per provenienza, età e professione, con l’obiettivo di raccogliere i primi segnali del rapporto tra persone e Festival areniano.

E’ emerso che circa la metà dei veronesi interpellati non ha mai assistito a un spettacolo lirico e più del 70% di coloro che non ha mai visto un’opera in Arena sarebbe interessato a farlo; alcuni però credono che costi troppo e “hanno sentito dire” che lo spettacolo potrebbe essere noioso e difficile da comprendere.

Coloro che invece hanno assistito ad almeno un’opera lirica sono rimasti soddisfatti dello spettacolo e tornerebbero a vederne un altro. Hanno apprezzato l’atmosfera durante l’opera, ma hanno apprezzato in misura molto minore il servizio. Coloro che non sono rimasti soddisfatti dell’organizzazione hanno lamentato che la vendita dei ticket non è adeguata, i posti a sedere sono scomodi e mal organizzati, l’attesa agli ingressi troppo lunga, che manca un servizio ristoro adeguato e che i servizi igienici non sono in linea con il livello dell’anfiteatro e delle aspettative.

Si evidenzia così tra le righe di questa piccola ricerca a fini esplorativi, che la mancanza di incassi dell’Ente non è dovuta solo alla riduzione di investimenti pubblici o privati e alla programmazione operistica offerta, ma molto probabilmente anche a carenze di Marketing territoriale che metta in campo una strategia a lungo termine per invogliare nuovi spettatori e fidelizzare gli appassionati, valorizzando un patrimonio culturale unico al mondo nel campo della musica lirica. Senza dimenticare il coinvolgimento attivo della città e dei suoi abitanti che possono rendere vitale e vivace la lirica in un territorio storicamente ad essa votato. Stay tuned!


sabato 2 settembre 2017

I dati definitivi dell'Arena, ottimismo per il futuro della Fondazione - Rassegna Stampa - 1 settembre 2017 (Corriere di Verona e l'Arena)


Arena, oltre 380 mila spettatori Polo: «È stato l’anno zero, si riparte»
Il sovrintendente: presenze e incassi in aumento. Ma rispetto al 2016 c’è una serata in più. Critica alle categorie

Venerdì 1 .9. 2017

VERONA Per la Fondazione lirica, a questo punto, l’uscita dal tunnel è vicinissima. Lo ha spiegato ieri il rinfrancato sovrintendente Giuliano Polo, presentando i dati (tutti positivi) della stagione operistica che si è da poco conclusa e facendo un paragone su «come eravamo» solo pochi mesi fa.
«Quando sono arrivato qui – ha detto Polo – ho trovato 300 mila euro in cassa, un rischio forte di non poter pagare né i fornitori né gli artisti, mentre sentivo volare illazioni più o meno fantasiose sulla nascita di spa o altro. Abbiamo lavorato in silenzio, tutti assieme, e adesso – ha detto con un ampio sorriso – possiamo permetterci anche un grande respiro di sollievo». Un sollievo legato alle cifre, che per la stagione operistica estiva sono appunto tutte positive.
Nelle 48 serate di spettacolo gli spettatori sono stati 380.823 (oltre 10 mila in più dell’anno scorso), con una media di 7.934 presenze per ciascuna serata e un incremento del 2,79% rispetto al 2016 (dove però c’era una serata in meno). In aumento anche gli incassi, saliti a quota 22.630.135 euro, quasi un milione in più del 2016 (più 3,05%). Dato che va però rapportato con quello dei costi maggiori, come per esempio la produzione del Nabucco. «Certo – ha spiegato Polo – alcune cose vanno migliorate e cambiate: i calendari, ad esempio, sono troppo compressi, occorre avere un periodo a disposizione più lungo (la settimana dopo Ferragosto il botteghino ha molto… sofferto) e bisogna trovare una migliore convivenza con l’importantissima stagione extralirica. Ma stiamo migliorando ovunque grazie al grande spirito di collaborazione che ho visto crescere dentro la Fondazione e anche fuori». A proposito del… fuori, peraltro, Polo ha anche qualche recriminazione da fare. «Sui contributi degli enti pubblici, si sa che il Comune di Verona non è… eccessivamente generoso. Noi abbiamo a bilancio 300 mila euro da parte del Comune e 600 mila da parte della Regione. Certo, Palazzo Barbieri ha fatto anche interventi di carattere straordinario, ma noi – preferiremmo contributi ordinari ma stabili e certi». Il dato più dolente sembra però essere quello col mondo economico cittadino. «È certificato scientificamente dall’Università stessa – ha ricordato Polo – come l’indotto economico dell’Arena sia più alto che per ogni altra Fondazione al mondo, fatte salve forse solo la Scala e Salisburgo: le categorie economiche dovrebbero prenderne atto e vedere i finanziamenti all’Arena non come una elargizione ma come un investimento reale e sicuro». Più in particolare, sulla Camera di Commercio, Polo ricorda di aver avuto «un incontro molto franco col presidente Giuseppe Riello, prima che si aprisse la stagione estiva: lui mi disse che avrebbe onorato l’impegno per il 2016, e lo ha fatto, ma che non era previsto nulla per quest’anno. Ora lo incontrerò di nuovo, portandogli questi dati, e mi aspetto che ci sia almeno attenzione da parte sua». Sempre in tema di situazione economica, Polo ha ricordato che «una serata incassa in media 471 mila euro, e i costi vivi si fermano a 150mila, mentre il resto serve a pagare le spese generali: dati in attivo che dovrebbero fare riflettere». I fondi della legge Bray, ha poi detto il sovrintendente, arriveranno subito dopo la formalizzazione del decreto, bloccato dalle ferie estive. Mossa successiva, Carlo Fuortes comunicherà ufficialmente la fine del suo ruolo di commissario e sarà eletto il nuovo Consiglio d’Indirizzo. Io sovrintendente? Non è compito mio parlarne. Se sarei disponibile. E chi non lo sarebbe?».
Tornando alla stagione 2017, in quello che Polo ha definito «l’anno zero dopo il commissariamento e la chiusura dell’attività per due mesi», il maggiore successo è stato quello di Nabucco, realizzato dai laboratori veronesi a tempo di record («abbiamo avuto i bozzetti solo il 19 aprile…») mentre hanno aumentato gli spettatori anche opere tradizionalmente meno amate dal pubblico areniano come Rigoletto, Tosca e Madame Butterfly». Polo ha sottolineato come molti «artisti lirici di punta abbiano accettato volentieri di cantare in Arena, nonostante le difficoltà passate e il ritardo con cui è partita la programmazione, risultata necessariamente un po’ convulsa». Guardando al futuro, la 96esima edizione del Festival si aprirà il 22 giugno del prossimo anno con il nuovissimo allestimento della Carmen di Georges Bizet e si concluderà l’1 settembre. In cartellone anche l’opera «regina» Aida, Nabucco, Turandot, Il Barbiere di Siviglia e due serate-evento: Roberto Bolle e la Special Opera Night.

Lillo Aldegheri  


IL COMMENTO
Una proposta concreta e trasparente per voltare veramente pagina
di Giorgio Benati

Fondazione Arena di Verona «Anno Zero». Questa la titolazione data dalla stessa governance della FAV. Bene. Vogliamo veramente ripartire con un nuovo passo? Sarebbe magnifico. Vogliamo incominciare? Una proposta partendo dai dati appena comunicati a consuntivo del festival areniano 2017. Nulla di nuovo, ripetiamo paro paro lo schema del Festival di Salisburgo (che, per inciso, ha chiuso con 29,9 mln di euro di incassi e una vendita al botteghino del 97%). E’ possibile conoscere l’ammontare dei biglietti di favore emessi, cioè biglietti omaggio e riduzioni varie? Come ben si sa, la salute di un ente teatrale, in proiezione di crescita, si basa soprattutto sulla quantità di biglietti venduti a prezzo pieno. Sarebbe un dato importante che nessuna precedente sovrintendenza ha mai comunicato. Ciò, senza nulla togliere al valore e alla correttezza di determinate «elargizioni», peraltro previste dalla normativa (giovani, studenti, anziani, ecc.). Tutto ciò affinché la denominazione «Anno zero» non sia solo un proclama vuoto di contenuto ma veramente un voltare pagina con serietà e ottimi proponimenti.


Da Salisburgo a Macerata, ecco i numeri degli altri Festival estivi

VERONA Terminate le stagioni liriche estive, scatta il confronto tra i dati dell’Arena di Verona con il Festival di Salisburgo e il Macerata Opera Festival. Nell’articolo sopra sono riportati i dati relativi al 95esimo Festival areniano, il cui consuntivo finale parla di 380.823 spettatori (oltre 10 mila in più dell’anno scorso, ma con una recita in più) con un incasso complessivo di 22.630.135 euro.
A Salisburgo il rapporto finale del Festival (che si è svolto dal 21 luglio al 31 agosto con 41 serata di spettacolo) parla di incassi per 29,9 milioni di euro (lordi) e di 261.500 spettatori. Il dato significativo è legato alla vendita dei biglietti, che è arrivata al 97%.

A Macerata l’Opera Festival (che si è tenuto dal 20 luglio al 14 agosto) ha chiuso con un 73,4% dalla biglietteria. Il commento, che appare nel sito, è entusiastico: «Si è chiuso il Festival più seguito di sempre». Il dato relativo agli spettatori parla di «oltre 31 mila paganti». E in un momento storico in cui la lirica fatica ad attecchire, specie con le nuove generazioni, sono numeri positivi su cui val la pena di riflettere.


IL BILANCIO. Il sovrintendente fa il punto al termine del Festival operistico. Già pronto il cartellone per l'estate 2018

Polo: «La lirica ha vinto, Fondazione Arena salva»
Con un incremento di spettatori (+2,8%) e di incassi (+700mila euro sul 2016) si chiude la stagione del commissariamento. E ora si aspetta la nomina del Consiglio di indirizzo

venerdì 01 .09. 2017 CRONACA, p. 12

«Valeva la pena salvare la Fondazione Arena...». Il sovrintendente Giuliano Polo sorride sollevato nel presentare i risultati delle 48 serate del Festival lirico conclusosi domenica 27 agosto. I conti finali fanno registrare, infatti, un incremento sia di pubblico che di incassi. Le presenze sono state 380.823, con una media di 7.934 spettatori a serata e un incremento del 2,79 per cento rispetto al 2016. In aumento del 3,05 per cento sono anche gli incassi, a quota 22 milioni e 630mila euro, con un incasso medio di 471.461 euro a serata.«Dopo mesi tanto stressanti una modesta soddisfazione è anche giusto esprimerla» sospira Polo, quasi scusandosi per aver dato l'impressione di un eccessivo entusiasmo. A fine 2016 il commissario governativo Carlo Fuortes gli aveva affidato la «missione impossibile» di rimettere in sesto le casse dell'ex ente lirico e di rilanciarne l'attività artistica investendo in produzione e comunicazione. E «l'anno zero» della Fondazione, dopo il commissariamento e la chiusura dell'attività per due mesi e conclusosi domenica con l'ultima recita dell'Aida, nell'edizione storica del 1913 (che, per inciso, il pubblico ha mostrato di preferire a quella «futurista» messa in scena da La Fura dels Bals), conferma la bontà della ricetta scelta per curare la lirica veronese. «Gli incassi», spiega Polo, «hanno superato di circa 700mila euro quelli dell'anno precedente». E per sottolineare i risultati raggiunti ricorda la situazione che aveva trovato al suo insediamento: «Solo qualche mese fa la reputazione della Fondazione era pessima, soprattutto per lo stato di insolvenza nei confronti dei creditori, ma devo dire che non abbiamo registrato alcuna resistenza da parte degli artisti che considerano l'Arena uno dei palcoscenici più prestigiosi a livello mondiale». Al suo fianco, annuisce Raffaele Polcino, casting manager e coordinatore della produzione.E continua: «Quando sono arrivato c'erano 300mila euro in cassa, poco più di qualche spicciolo, con ipotesi fantasiose di trasformazione in Spa che circolavano e una nomea di pozzo senza fondo e tutto ciò con un calendario da definire entro gennaio e un casting da completare entro febbraio». Un quadro, ora, decisamente cambiato: «Da gennaio onoriamo i crediti con una certa regolarità e il cartellone 2018 è già stato definito, c'è solo da completare il cast». La ricetta? «Rimettere in ordine i conti razionalizzando dove possibile e aumentando la produttività, il contrario della politica conservativa attuata in passato per cercare di far quadrare i conti: risparmiare azzerando gli investimenti in comunicazione e senza proporre nuovi allestimenti». Ma soprattutto, evidenzia il sovrintendente, «la sfida è stata vinta grazie alla vitalità di questo teatro e alla responsabilità e capacità delle maestranze». E porta ad esempio il nuovo allestimento del Nabucco, «costato un milione di euro e realizzato in poche settimane dai nostri laboratori dopo due anni di riproposizione di vecchie produzioni». Il cartellone 2018, intanto, è già definito. Si esordirà con una nuova produzione della Carmen per la regia di Hugo De Ana.Dopo le luci, ci sono anche le ombre. In primis il «crollo» di pubblico nel periodo di Ferragosto. «In concomitanza con un calo generale delle attività economiche legate al turismo e questo deve far riflettere». E poi c'è la questione della convivenza con gli eventi extralirici in Arena che non hanno permesso di programmare la stagione operistica fino a fine agosto. «Se avessimo avuto altri quattro giorni avremmo avuto numeri pazzeschi» sospira.Polo risponde anche ai «detrattori». «Il valore della produzione, cioè il fatturato», afferma, «ammonta a 42 milioni di euro, e questo è un dato sano, e la situazione debitoria è di 26 milioni, inferiore a quella di molte altre Fondazioni liriche. Quindi», conclude, «la situazione non è così disastrosa come si pensava». E aggiunge: «C'è un problema di liquidità che si spera di risolvere con l'accesso ai benefici della legge Bray che garantisce fondi alle Fondazioni lirico-sinfoniche che hanno fatto piani di risanamento, con il quale si potrà abbattere di molto il debito». Polo, inoltre, parla di «potenzialità altissime, basti pensare che la contribuzione pubblica incide solo per un terzo mentre la metà del valore del bilancio è dato dagli incassi della biglietteria», e il debito lo abbatteremo di molto».Quanto agli attesi benefici della legge Bray, Polo assicura che il decreto è pronto per la firma del ministro. «Il ritardo è dovuto probabilmente alla pausa estiva, ma siamo tranquilli perché i compiti li abbiamo fatti». La formalizzazione del decreto porrà fine anche al commissariamento. E in tempi brevi si ricostituirà il Consiglio di Indirizzo. «Il sindaco», commenta, «formulerà una proposta per il bene della città». Disponibile a proseguire in questo compito? «Chi non lo sarebbe? Ma ci sono persone più importanti di me, io da sovrintendente pro tempore ho cercato di fare il mio dovere».

Enrico Santi